Massimo Siani

Curriculum
Presso l’Università di Salerno consegue il dottorato di ricerca in studi storici nel 2017 con una ricerca dal titolo “Centro e periferia nel Regno di Napoli: la città della Cava in età angioino-aragonese”, sotto la supervisione del tutor Professore Stefano d’Atri e dal co-tutor Professore Claudio Azzara.
Gli interessi di ricerca vertono sui caratteri politico-istituzionale dei secoli Medievali, in particolare del Mezzogiorno Angioino-Aragonese.
Dall’a. a. 2014-2015 collabora come cultore della materia con la cattedra di storia medievale del Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione (DISUFF) dell’Università di Salerno tenuta dal Professore Claudio Azzara ed è membro del laboratorio di Storia.

Pubblicazioni
2020. La Città Di Cava (1461-1501). I Regesti delle Carte Senatore. In Estudios de Historia de España (in pubblicazione)
2019. “Governare una città: individui, famiglie e uffici nella pratica amministrativa del Regno di Napoli (XV secolo). Una prima ricostruzione”, Atti del convegno V Ciclo di Studi Medievali (Nume) Firenze (p.201-205)
2018. Cava “Royal City”: An “unique privilege” in the construction of identity, between the Middle Ages and the Modern Age. A research approach, “Journal of Spatial and Organizational Dynamics” Vol. VI (2), June 2018
«Demanio» o «feudo »? L’università della Cava tra la signoria monastica e la corona angioina. Centri, periferia e uffici nel Regno di Napoli (XIII-XV), “Bucema-Bulletin du Centre d’études médiévales d’Auxerre” numéro 22.1, settembre 2018;
2016. From the Middle Age to the Modern Age. The “Royal City” of Cava: Power and Privileges in the Formation of the Borders. A Research Approach, contributo nel volume Borders and conflictsin the Mediterranean basin (ICSR Mediterranean Knowledge, Università di Salerno)

Tesi
“Centro e periferia nel Regno di Napoli: la città della Cava in età angioino-aragonese”.
Sintesi Tesi di Dottorato in Storia (discussa il 20/09/2017)

La scelta di Cava come caso da analizzare è dipesa da diversi fattori. Uno di questi è la quantità di fonti d’archivio inedite a disposizione adoperato per ricostruire un periodo poco studiato della storia cavese, compreso tra la metà del XIII e il XV secolo, momento dove ha origine e si sviluppa di uno dei tratti caratterizzanti di questa realtà: il connubio tra demanialità e feudalità.
Dal punto di vista amministrativo, questo bipolarismo ha dato luogo ad una scissione tra il territorio e l’esercizio delle facoltà giurisdizionali. Nel corso del secolo XIV l’universitas della Cava esercitava certe facoltà all’interno di un territorio che di norma apparteneva al monastero. Questa condizione durerà formalmente per quasi tutto il XIV secolo, fino all’elevazione della Cava a città, continuando comunque a persistere nei fatti.
La presenza del castrum S. Adiutoris all’interno della omonima pertinenza ha alimentato questa spaccatura che si è solo in parte risanata all’inizio del XV secolo quando la pertinenza, senza la fortezza, è entrata a far parte dell’università della Cava in modo stabile.
Se a ciò aggiungiamo le pretese avanzate in alcuni momenti da diversi dominus della Trinità circa l’esercizio dell’intera giurisdizione su tale area e le problematiche susseguitesi attorno alla concessione fatta da diversi sovrani ad altrettanti signori del monastero in merito a tale esercizio (come nei casi di Federico II e Balsamo o Alfonso e Ludovico), non pare azzardato concludere che di fianco a quanto solitamente ci si dovrebbe aspettare da una dialettica centro-periferia, si finisca col registrare a Cava una complessità forse maggiore rispetto ad altre zone del reame ma che gli abitanti di quelle terre erano in grado di sfruttare a loro vantaggio.
Per le famiglie cavesi la presenza del monastero ha rappresentato specie nei secoli XII, XIII e XIV un canale di promozione sociale alternativo e complementare a quello degli uffici pubblici e in grado di garantire diverse opportunità, anche tra loro intrecciabili, quali la carriera monastica, il porsi come vassalli dell’abazia e il ricoprire uffici afferenti alla Badia.
Emblematiche a riguardo sono le vicende delle famiglie De Baldanza, fortemente legati al monastero e scomparsi dalla scena dopo la metà del XIV secolo, Longo e Gagliardi, queste ultime impegnatesi al servizio sia dell’università che della Trinità, assumendo un ruolo stabile e di rilievo all’interno del notabilato locale.
All’interno di quest’ultimo hanno trovato origine a Cava, come altrove, gruppi o fazioni con la differenza però che presso questa realtà la competizione tra le famiglie non si è praticamente mai tradotta in scontri armati, come capitato invece nei centri vicini di Salerno e Nocera.
La conformazione della società metelliana e la presenza dell’ente monastico possono aver influito in questo senso, facendo sì che a Cava non ci fossero uomini in grado di costruirsi reti di parentela e/o amicizie paragonabili a quelle dei De Ajello a Salerno o degli Ungaro a Nocera Le sole rivolte armate che tuttavia si verificarono furono quelle contro il monastero a seguito di alcune decisioni prese dai diversi dominus abbas.
Tutto questo finisce per esplicitarsi nel territorio mostrando quali siano i luoghi reali dell’amministrazione ed ergo quali, in una precisa fase storica, i centri e quali le periferie, sottolineandone, inoltre, la condizione altamente fluida di queste due categorie.
Il rapporto di tipo dialettico che coinvolge interlocutori di diversa natura (locali, sovralocali) si conferma come il motore nei processi di trasformazione delle strutture del Regno, avvalorando ancor quanto sostenuto da Pietro Corrao riguardo l’Europa medievale: una società di processi nei processi e, aggiungerei, anche di amministrazioni nelle amministrazioni, capace di proiettare sul territorio e su diversi livelli tale processualità interna, servendosi (a tale scopo) e realizzando (nel contempo) artificiali costruzioni quali possono essere alcune istituzioni, norme, amministrazioni e identità, coinvolgendo in tali creazioni diversi attori sia singoli che congregati, sia locali che sovralocali, senza mancare di risentire delle eventuali contingenze storiche.
Il caso di Cava ha fornito l’opportunità di osservare da vicino tutti questi aspetti finendo così per affermarsi come un laboratorio d’analisi produttivo per studiare e, in una certa misura, verificare la società dinamica ipotizzata da Corrao.