Silvio Melchionda

Curriculum

Laureato in Lettere Moderne (2013) e in Filologia Moderna (2015) all’Università degli Studi di Salerno con una tesi magistrale sui mss. Chig. L V 167 e Pad. 2, i cui dati sono stati pubblicati sulla Rivista di Studi Danteschi (2016, fascicolo 2).
Dottorando senza borsa presso il Dottorato in Studi Linguistici, Letterari e Storici dell’Università di Salerno, XXXIII ciclo.
2016-2017: Insegnante di discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado (A-12) presso C.S.P. ‘Pitagora’, Salerno (SA).
2017-2019: Insegnante di discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado (A-12) presso I.I.S. ‘A. Prever’, Pinerolo (TO).
2019-2020: Insegnante di sostegno presso I.I.S. ‘A. Prever’, Pinerolo (TO).

 

Progetto di ricerca

Il «copista di Parm»

Tutor
Laura Paolino, Università degli Studi di Salerno
Co-tutor
Federico Sanguineti, Università degli Studi di Salerno

Il progetto intende definire i rapporti genealogici e testuali del «copista di Parm», approfondendo soprattutto lo studio della veste linguistica.
L’aspetto ecdotico sarà curato attraverso lo spoglio sistematico dei testimoni sui loci critici individuati da Michele Barbi (1891), a cui si aggiungono quelli di Giorgio Petrocchi (1966).
Per quanto concerne l’aspetto linguistico, recenti contributi su altri testimoni della tradizione offrono un metodo d’indagine: Francesca Geymonat (2007) analizza la lingua di Francesco di Ser Nardo nei mss. Ga e Triv, (vocalismo, consonantismo, morfologia nominale e verbale, settentrionalismi); Mirko Volpi (2010) sulla lingua del ms. Rb (grafia, fonetica e morfologia).
Lo studio sarà inoltre arricchito dalla trascrizione diplomatico-interpretativa del testo dell’Inferno (ms. Parm 3285).
Il «copista di Parm», attivo tra il terzo ed il quarto decennio del Trecento, è soltanto una delle mani che contribuirono alla formazione della prima koinè del poema dantesco (l’antica vulgata).
I contributi, di natura strettamente paleografica, di Gabriella Pomaro (1994, 2007) e di Marisa Boschi Rotiroti (2004) attribuiscono alla produzione dantesca della «mano di Parm»: Bol. AS Fr. 1, Bol. AS Fr. 2, Brux, Fior. II I 32, NFR, Par. it. 528, Ricc. 1025. Inoltre, una recente ipotesi avanzata da Sandro Bertelli e Chiara Marin al Congresso Dantesco Internazionale (Ravenna, 24-27 maggio 2017), considera ascrivibile al «copista di Parm» anche il ms. Rehd. 227. L’attività scrittoria a Firenze trova ulteriore conferma nella redazione di alcune copie di Statuti delle Arti.
L’officina, quindi, fu attiva negli stessi anni in cui Francesco di Ser Nardo da Barberino trascrisse il più antico codice fiorentino a noi giunto, il Triv. 1080 (1337), il quale tuttavia non è esente da forme settentrionali (preghirà a Par. I 36).